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13.3 In guerra col Fez

Cominciano a farsi sentire i venti di guerra. Vittorio Emanuele divenuto imperatore d’Etiopia si mostra in casco coloniale. Il basco blu accompagna i volontari italiani nella guerra di Spagna. Il segretario Starace rende obbligatorio il fez che non può mancare sulla testa degli “arditi”. Il modello era il copricapo a tronco di cono, di colore rosso, con fiocchetto di seta nera in uso nell’impero ottomano e più tardi nei paesi arabi. Il nome è quello della capitale del Marocco dove si fabbricava per esportarlo nei paesi islamici. Sotto il Fascismo vennero di moda quelli di orbace, il panno tinto fatto in Sardegna. Il materiale di fabbricazione finisce per dare il nome al berretto e l’ORBACE si affianca al casco coloniale color kaki: si preparano le nuove campagne d’Africa.

I cappelli del Duce

U. Pericoli, Le divise del Duce 48

Nelle occasioni ufficiali Mussolini abbandona il cilindro che chiama con sarcasmo “tubo di stufa”.

Con l’autarchia arriva il lanital, la fibra ottenuta dalla caseina del latte che fa rimpiangere i feltri di castoro e di garenne ormai solo un lontano ricordo. I cappelli si fanno rari. La guerra demolisce anche l’eleganza ispirata alla “perfida Albione”. Ci si copre alla meglio con vecchi feltri, berretti di lana e baschi. La inarginabile chiusura dei mercati transoceanici porta al declino della famosa industria cappelliera monzese. Solo Churchill in visita ai reggimenti si ostina ad indossare il suo Homburg, una variante della bombetta con cupola semirigida piuttosto squadrata e alta.