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12.4 Il progresso avanza

Sono gli anni del progresso, una nuova era sembra avere inizio: l’elettrificazione segna lo sviluppo dell’industria. È una grande rivoluzione che non risparmia il mondo dei cappelli.

Nel 1911 sono attivi cinquanta stabilimenti con più di quattromila operai. Londra, Amburgo, Bruxelles, il nord America sono i mercati sui quali si acquista il pelo di coniglio, ma i feltri si fanno anche con la pregiatissima lana merinos, con pelo di lepre, di castoro, di lontra.

Anche le industrie tessili sono in grande ascesa: i lanifici del Biellese ed i cotonifici lombardi forniscono tessuti moderni per l’abbigliamento di questi tempi dinamici e sportivi. Molti artigiani, con l’affermarsi della grande industria, si trasformano in rivenditori mentre i grandi magazzini allestiscono reparti di esposizione e vendita di cappelli da uomo. Ma la buona clientela continua a preferire i consigli del rivenditore capace di “avvisare” cioè di adattare al viso il modello che più gli si confà.

Il negoziante di fiducia punta sulla qualità, informa sui materiali più fini come le lane merinos e la felpa di seta; fa notare i peli di cammello, castoro, vigogna e rat-gondin, il pelo più ricercato per la preparazione del feltro e puntualizza l’assenza di “pelo vano” bianchiccio che compromette la qualità. Fa anche osservare i pesi, le proporzioni, l’accuratezza delle rifiniture, caratteristiche italiane e peculiari di questo periodo. Mette in rilievo la delicatezza della seta nella fodera interna, il nastro interno di morbido marocchino jacquard, l’etichetta grande e ben disegnata, cucita in alto a destra, il cocuzzolo, a garantire il prestigio dell’articolo. L’uomo acquista ben convinto di portare sul capo un pezzo di valore.1

cappelli di inizio 900

1 . G. FOLLEDORE, Il cappello da uomo, Zanfi Editori, Modena, 1988, p.42