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09. Col cappello sottobraccio

uomo con cappelloIl mutamento della moda maschile del XVII secolo vede l’abbandono delle imbottiture nei corpetti e nei calzoni ed anche le ingombranti e scomode gorgiere vengono sostituite da grandi colletti di lino o di merletto. I cappelli di feltro a cupola alta sono rigidi, a tronco di cono o più morbidi e tondeggianti. Alle piume i borghesi sostituiscono nastri di pelle di gros-grain con una fibbia al centro, ma i signori con il mantello a ruota che seguono la nuova moda di baffi e pizzetto amano il sontuoso cappello “alla moschettiera” ornato di piume e pennacchi.

In questo secolo la storia del cappello si intreccia ed è fortemente determinata da un oggetto estetico di grande rilievo che, venuto dalla Francia, dilaga ben presto in tutti i paesi europei dove peraltro la cultura e la lingua francese la facevano da padrone: intendiamo parlare della parrucca che ancora fino al Settecento coprirà le teste maschili e femminili costringendo ogni copricapo a fare i conti con la sua ingombrante presenza.

Come spesso accade nei grandi mutamenti, e non solo in quelli della moda, fu un piccolo anche se… regale evento a mettere in moto una vera e propria rivoluzione dell’immagine. Quando nel 1620 il re di Francia Luigi XIII non ancora ventenne rimase calvo si mise in testa una parrucca per non far perdere la dignità al suo capo coronato.

La funzione protettiva del cappello era fortemente insidiata da questa nuova “copertura” ma non il suo ruolo estetico. Portato sotto il braccio e usato pressoché unicamente per inchinarsi a rendere elegante omaggio alle dame il cappello a tesa larga, troppo voluminoso, viene sostituito prima da un bicorno con ala aderente ai lati della testa e poi dal chapeau bas, il tricorno che, per gli aristocratici, è in feltro di castoro o in velluto profilato d’oro. Sotto il re Sole, Luigi XIV, la Frritratto di uomo con cappelloancia è ai vertici nella cappelleria.

Non solo i nobili, ma anche le altre fasce sociali fanno uso di un tricorno meno raffinato, in feltro di lana e senza ornamenti. In mano o sottobraccio si porta in ogni occasione questo azzimato oggetto di eleganza che ben si accorda alle leziose note del minuetto.

Le commedie di Molière e di Goldoni ce lo presentano come complemento maschile che accomuna, almeno nella forma, nobili e servi. Sotto il regno di Luigi XV la nobiltà si veste di velluto mentre le bianche parrucche meno voluminose e illuminate da un soffio di cipria celeste si accompagnano al trionfo di candidi jabots intorno a colli per ora ancora ben saldi.

L’aristocrazia francese che sta per avviarsi verso il suo tragico declino ha ancora il tricorno sotto il braccio. Occhialini, tabacchiere, fazzoletti di trine completano l’immagine rococò.