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07. Il signor feltro

feltro cappelloEsiste una figura retorica molto usata dagli antichi chiamata sineddoche che consiste nel nominare una parte per indicare il tutto, il materiale di cui una cosa è fatta per indicare la cosa stessa.

Il “legno” sul quale navigano gli Argonauti sta evidentemente a significare la nave e il “ferro” è sinonimo di spada per gli eroi guerrieri.

È questo il procedimento, spesso inconsapevole che fa usare la parola feltro per riferirsi al cappello.

È dunque questa la materia per eccellenza che viene usata per fabbricarlo.

Il feltro è protagonista incontrastato sulla scena dei copricapo da uomo.

Il feltro è la più antica forma di panno e l’arte della feltratura pare fosse ancora più antica di quella della tessitura. Era conosciuto dalle tribù mongole ancor prima che dai Greci e dai Romani. I nomadi dell’Asia centrale furono tra i primi ad ottenere un panno compatto battendo la lana cardata e bagnata con cui confezionavano tende, abiti e naturalmente i copricapo per difendersi dal freddo.

Il feltro può essere fatto di lana o di pelo: nel primo caso si utilizzano soprattutto le lane delle pecore, delle capre, dei montoni, dei cammelli; nel secondo caso a fornire il pelo sono la lepre, il castoro, la lontra e soprattutto il coniglio, primo fra tutti quello australiano. Il feltro di lana è più ruvido, più pesante e più spesso, è meno resistente ma anche meno costoso. Il feltro di pelo è “tenace, morbido e di grana fine, vivo nei colori e lucido nei finissimi satinati e vellutati”2

E’ morbido al tatto e resistente, è adatto ad essere modellato, trattandosi di un intreccio di peli che imbevuto di vapore acqueo assume una buona plasticità. È infine una pelliccia ricostituita in quanto i peli, separati dal naturale supporto della pelle, vengono infeltriti senza alcun aiuto di collanti e, opportunamente trattati, possono essere finiti come una pelliccia. Tutti noi possiamo constatare la porosità del feltro facendo passare il fumo di una sigaretta attraverso il feltro stesso. L’acqua invece, gonfiandolo, passa molto lentamente, perciò il feltro ha pure una certa impermeabilità naturale. Anche la “pastosità” che esso assume quando viene vaporizzato ha una grande importanza perché permette di plasmarlo in forme svariate. Non vi è materiale altrettanto cedevole atto a modellare una forma così articolata ma priva di cuciture quale è appunto il cappello.1

Un osservatore casuale non sempre è in grado di cogliere le differenze che sono invece evidenti all’occhio allenato ed al tatto esperto del cappellaio. La principale caratteristica del feltro sta nel fatto che si tratta di un tessuto non tessuto. È infatti un panno ottenuto senza filatura né tessitura né lavorazione a maglia: le fibre vengono intrecciate attraverso procedimenti meccanici e chimici, con l’umidità e il calore, con strofinamento e pressatura.3

Il feltro è un tessuto ma il suo processo produttivo non ha alcuna attinenza con quello della stoffa tessuta a telaio dove vengono caricati due ordini di filo, la trama e l’ordito che, con l’azione meccanica, vengono intrecciati perpendicolarmente tra loro. Anche il panno, stoffa di lana tessuta, particolarmente resistente perché successivamente infeltrita e resa compatta, pur essendo un tessuto “follato” non è feltro.

Il feltro è la risultanza di un intreccio di fibre animali che posseggono determinate qualità di naturale tendenza all’amalgama per intreccio e che, dopo essere state trattate, si connettono strettamente fra loro: più precisamente, il feltro si forma grazie alla compenetrazione delle microscopiche squamette corticali che sono alla superficie dei peli e all’arricciamento degli stessi4

macchine per la feltratura

1. F. MONDOLFO, op. cit., pp. 61 s.
2. Ibidem, p. 65
3. cfr. N. PAFUNDI, Cappelli e bastoni, PAFPO editore, Milano, 1998, p.35
4. F. MONDOLFO, op. cit., p. 64