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10. In testa alla Rivoluzione

Quando la parrucca si ridurrà a pochi riccioli il tricorno tornerà sulla testa e i nostalgici continueranno ad usarlo anche quando la moda proporrà la redingote, il corto soprabito detto anche “finanziera” indossato sui calzoni a culotte.
Siamo nel 1780.

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I popolani preferiscono il bicorno con le tese fissate da spilloni. Si avvicina il 1789 che segnerà la grande bufera sociale, politica e culturale che, partita dalla Francia, investirà l’intera Europa e quindi anche gli stati italiani.
cappello rivoluzione francese Gettate via le parrucche e gli abiti di seta i capi rivoluzionari indossano austere redingote senza trine e ricami; in testa il berretto frigio che diverrà l’emblema dei giacobini.Ci si veste da “sanculotto”: pantaloni lunghi, corto gilet a doppio petto, giubbino detto “alla Carmagnola” dato che era arrivato a Marsiglia attraverso impiegati piemontesi. Il bicorno di feltro con l’ala più voluminosa e profilato in spighetta dorata tornerà a far parte dell’abbigliamento sobrio e decoroso che caratterizza la reazione borghese seguita al Terrore e rappresentata dal Direttorio.

Viene indossato con le due punte opposte sulla fronte e sulla nuca fino a che Napoleone lo girerà per iniziare l’uso delle due punte ai lati. La rivoluzione francese è finita ma per il cappello si preparano grandi trasformazioni che lo vedranno protagonista nell’arte e nella cultura dell’Ottocento nonché nel passaggio da una economia artigiana alla produzione su vasta scala del primo Novecento.

Il cappello di feltro detto “a staio” con l’ala arricciata ai lati, di forma tronco conica molto arcuata che compare sulle teste sopravvissute dei nuovi ricchi sembra anticipare la forma del cilindro che presto invaderà il mondo.

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