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15. Feltri per gli anni ‘50

feltroAll’inizio degli Anni Cinquanta si organizza a San Remo il Festival della moda maschile. L’obiettivo è quello di ricreare una clientela selezionata e di gusto raffinato dal momento che il cappello si va perdendo sempre più come oggetto d’uso quotidiano. In Svizzera si tiene il Congresso Internazionale del Cappello. L’Associazione delle Industrie europee di cappelleria studia nuove fogge per rilanciare alla grande il cappello di feltro.

Il 1958 vede reclamizzati il MAMBO con cupola piatta nella parte superiore e il più sportivo ROBIN HOOD con testina “a torre rovesciata”. cappello anni 50

C’è una ripresa della produttività e i signori tornano a concentrarsi sull’eleganza e sul bel vivere: alle corse, a teatro, nelle serate danzanti i cappelli sottolineano gli stili dello stare in società.

Verso la metà degli anni Cinquanta il cappello sembra perdere il suo posto nella vita di ogni giorno mentre continua ad avere un ruolo di primo piano tra i personaggi che si dividono gli onori della cronaca. Un classico feltro grigio accompagna il divo Gregory Peck nelle sue vacanze romane mentre si fa strada l’uso del cappello duttile e maneggevole in tweed quadrettato o a pied-depoule simile a quello che diventerà per eccellenza “il cappello da regista” sulla fantasmagorica testa di Federico Fellini.

Alì Khan si presenta al Gran Derby di Epson in tight e cilindro grigio mentre gli italiani “sono gli uomini meglio vestiti” a bordo dei lussuosi transatlantici che hanno ripreso a viaggiare sulle rotte oceaniche.

Lo smoking resta d’obbligo per gli appuntamenti mondani unito a scarpe di vernice e cappello floscio o rigido purché nero. Sono anni in cui il cappellaio è ancora un consigliere prezioso che esercita la propria arte nel suo negozio-atelier.

Le operazioni finali vengono fatte nelle cappellerie al momento della vendita. In queste boutiques si sagoma il cappello secondo la moda del momento, lo si spazzola e si rifinisce la lucidatura; infine lo si guarnisce: si applica la fodera, si cuce una striscia interna dove il feltro viene a contatto con la testa e, volendo, si applica una galla o una piuma.

I cappelli più fini hanno la fodera in satin e alle volte vengono guarniti con trecce di seta, d’argento o d’oro e con una fibbia. Per i cappelli tinti di nero non vi è pericolo di tarmatura, perché l’acido della tinta respinge le tarme; per quelli bianchi o di colore naturale occorre invece, nel caso di immagazzinamento, avvolgerli con carta imbevuta di trementina.

Ultimato alla perfezione il cappello feltrato, prodotto in qualsiasi misura e forma, l’arte del cappellaio continua con il servizio di assistenza per conservare il prodotto o per ripararlo.

impermeabile e cappello