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04. Uno sguardo sull’archeologia

bassorilievoLa causia fu uno dei copricapo ellenici più diffusi. Era confezionata con feltro pesante di lana oppure con il cuoio. Originaria della Macedonia secondo la testimonianza di Plinio era a forma di cappa rovesciata o a tronco di cono. Annodata alla nuca con nastri o fermata con sottogola veniva usata anche come elmo in battaglia. Molto popolare era il galerus un’alta calotta appuntita trattenuta con lacci annodati sotto il mento.

Inizialmente confezionata con pelli di animali venne in seguito fatta anche con feltro di lana.

In età classica l’abbigliamento dell’uomo greco si completa con il petasos un copricapo a falde larghe in morbido feltro di o in cuoio. “Il petaso di feltro, prodotto in differenti colori e talvolta ornato con un bottone al vertice può considerarsi con la sua cupola e la sua ala sagomata il primo vero cappello“.1

Si trattava di un copricapo usato prevalentemente in viaggio e, forse proprio perché legato agli spostamenti ed alla velocità, esso era associato al dio pellegrino Hermes, il romano Mercurio, che lo portava sulla testa fornito di alette laterali. L’etimologia del nome che rimanda al verbo greco petannymi riferito all’azione di ‘spiegare’, ‘stendere’ detto di vele o vesti sta ad indicare un copricapo fornito di falda.

statuetta preistoricaDalla Grecia il petasos venne esportato a Roma anche attraverso i personaggi della commedia latina che indossavano questo copricapo sulla scena come testimonia l’Anfitrione di Plauto. Il petasos continuò sempre ad essere considerato un “esotismo” adatto agli attori di teatro più che agli austeri cittadini romani che ritenevano poco virile coprirsi il capo con qualcosa che non fosse il lembo della toga.

Prova ne sia il fatto che il suo nome non venne mai latinizzato.

Di uso comune fra i cittadini di umile condizione era il pileus una calotta di feltro, di pelle o altra stoffa aderente alle tempie, con una piccola falda rialzata e una estremità che ricadeva sul davanti o di lato. Si trattava di un copricapo di origine antichissima; diffuso dai Persiani all’epoca di Alessandro Magno era stato ideato secoli prima dai Frigi che regnarono in Asia Minore per circa otto secoli.

Proprio per questa sua origine esso venne chiamato anche “berretto frigio” e con tale nome sarebbe divenuto famoso durante la rivoluzione francese che ne fece simbolo dell’idea giacobina. Il bonnet phrjgien divenne segno della raggiunta libertà .

statuetta preistoricaAnche a Roma il pileus stava a simboleggiare il riscatto dalla schiavitù: lo schiavo, costretto a lavorare a capo scoperto, una volta liberato con la cerimonia di emancipazione riceveva il pileus come riconoscimento della riacquistata dignità . Esso veniva esibito durante la festa dei Saturnali e pare che, alla morte di Nerone, il popolo si riversasse nelle strade sventolando il proprio pileus in segno di festa per la fine del tiranno.

Gli uomini liberi lo indossavano durante banchetti o spettacoli quasi come uno scherzoso segno di trasgressione. Il nome rimanda al greco pilos che già in Omero e Esiodo sta ad indicare la lana o il pelo lavorato a feltro usato per foderare elmi e scarpe, ma anche il berretto simile al moderno fez che con quel feltro veniva confezionato.

1. F. MONDOLFO, Tanto di cappello, Alberti Editore, Verbania, 1997, p. 23 14