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Il linguaggio del cappello – Celarsi

Il cappello non può mai mancare nell’insieme delle vesti che porta chiunque voglia nascondersi e non permettere il proprio riconoscimento.
Una maschera carnevalesca non può mai lasciare in vista le proprie chiome: sarebbe certo subito riconosciuta!
E poi il copricapo non può mai mancare sulla testa di eroi e personaggi “dall’identità nascosta”.

Nelle immagini: copricapo come elemento per celare la propria identità nelle maschere del carnevale, nel travestimento di eroi e personaggi mascherati, nel costume tradizionale di vari popoli.

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Il linguaggio del cappello – Lutto

Coprirsi il capo con un velo nero o un cappello scuro è un chiaro messaggio di lutto.
Il cappello legato alle usanze funerarie però non è solo quello portato sulla testa in segno di lutto, ma anche quello posato sul petto o sulla bara del defunto in segno quasi di estremo saluto.

Nelle immagini: cappelli e veli scuri in segno di lutto; fucili e scarponi, ricordo dei soldati caduti in guerra.

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Il linguaggio del cappello – Minaccia

Coprirsi la testa con un copricapo e, unitamente, celare anche il volto, è un gesto che può essere fatto anche con la precisa volontà di assumere un aspetto minaccioso ed inquietante. Così facevano alcuni guerrieri del passato, come i Vikinghi con elmi dalle lunghe corna o i Samurai giapponesi. Ma certo un brivido lungo la schiena doveva correre anche guardando un boia con il cappuccio calato sul volto, così come, nel contesto tristemente noto delle persecuzioni razziali, gli aderenti al Ku Klux Klan.

Nelle immagini: copicapo “minacciosi” indossati da samurai giapponesi, guerriero maya, cavaliere medievale, membri del Ku Klux Klan.

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Il linguaggio del cappello – Protezione dagli urti

Il combattimento sul campo, tuttavia, specie nei tempi antichi quando le armi da lancio erano le uniche utilizzate, richiedeva copricapo in grado di proteggere dagli urti. Gli elmi rappresentano dunque la maggior parte dei ritrovamenti archeologici presso le popolazioni guerriere del mondo Antico e, completati da pesanti armature in ferro, ci richiamano subito alla mente i cavalieri medievali. Anche oggi elmi ed elmetti sono indispensabili alla protezione della testa sia in attività lavorative particolari che in molti sport che espongono i praticanti al rischio di prendersi “botte in testa”.

Nelle immagini: elmi di protezione dei vigili del fuoco e nello sport.

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Il linguaggio del cappello – Ruolo militare

Il cappello, dall’Antichità ad oggi, ha contraddistinto e contraddistingue  l’appartenenza ad un corpo militare e permette di individuare il “grado” di chi lo indossa. Andando indietro nel tempo troviamo, ad esempio, i cappelli alla moschettiera, che caratterizzano gli spadaccini sei-settecenteschi, da fine Settecento poi il cappello militare più noto è il bicorno, mentre nell’Ottocento, con l’organizzazione degli eserciti nazionali, ogni corpo si dota di un suo copricapo distintivo: pensando solo all’Esercito italiano, vengono subito alla mente i cappelli dei Bersaglieri, quelli degli Alpini, quelli dei Carabinieri.

Nelle immagini: berretti dei carabinieri, cappelli militari,  elmetti mimetici.

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